Madrid, giorno U N O

Buenos dias! Qui a Madrid inizia la giornata ed io approfitto della calma dell’appartamento per riordinare i ricordi di ieri.

Quando si viaggia, e soprattutto se lo si fa in gruppo, può capitare che i piani vadano completamente all’aria. Perché tu intendi vedere e visitare e conoscere e scoprire il più possibile, ma alla fine devi fare i conti con la bellezza che hai intorno e che sorprendentemente comporta delle fermate “non previste”.

Nel primo vero e proprio giorno a Madrid, dopo aver saccheggiato curiosamente los supermercados della zona intorno al nostro palazzo, siamo tornati a recuperare mio fratello, che intanto ha riposato qualche ora in più di noi. Intorno alle undici ci siamo incamminati verso Puerta del Sol. Sembrerà strano sprecare tanto tempo in appartamento quando si è in viaggio. Ma ci sono alcuni aspetti da considerare: siamo in vacanza. Correre, farsi assalire dall’ansia, dimenarsi, agitarsi. Non ce la posso fare. Take it slowly. Inoltre siamo in quattro a doverci preparare e non è cosa semplice e veloce. Infine, ed è l’aspetto più bello, qui fa buio intorno alle 20:30. Quindi abbiamo più di undici ore di luce. Il ritmo può essere quindi più lento.

Fatta questa premessa, vi dico subito che a Sol ci siamo arrivati solo nel pomeriggio. Sarà per un errore di calcolo o sarà perché ci siamo lasciati guidare dal fiume di persone, dopo aver percorso (con mia IMMENSA GIOIA) calle Embajadores (una strada soleggiata e in “salitissima”) siamo giunti a sorpresa a Plaza Mayor.

La salita è stata veramente incantevole, tanta gente, edifici bellissimi, alberi fioriti e stradine con mercatini di antiquariato.

Giunti a Plaza Mayor, la sensazione è stata di smarrimento e di stupore insieme. Tantissima gente, sole splendente, tavolini dei bar sotto i portici. L’idea iniziale è stata di confusione e di grandezza insieme. Peccato per i costanti lavori che ci sono (credo stessero allestendo un palco per qualche manifestazione) perché non si riesce a godere a pieno della bellezza della piazza. Non si tratta solo di questo infatti: è un vero e proprio punto nevralgico della città e va gustato piano piano, poco a poco.

Qui io e i miei genitori ci siamo concessi una stravaganza culinaria, un bocadillo (panino fragrante) con calamaros fritti al momento, anche se venendo dalla Puglia non è poi così inconsueto come piatto, ne “abbiamo fritti di polpi” noi al Sud!!

Siamo giunti a Sol dopo pranzo e anche qui la sensazione provata è stata di dispersione e di confusione. Ma in senso positivo: giocolieri, comizi, turisti, tutti insieme a colorare quella che è la zona più centrale della capitale spagnola e che mette d’accordo i gusti di tutti.

Naturalmente non poteva mancare la foto accanto alla Statua dell’Orso e del corbezzolo: questo è il simbolo di Madrid installato nel secolo scorso nella piazza e lo ritroviamo anche sulla bandiera della città di Madrid (e, per gli amanti del calcio, sullo stemma dell’Atletico Madrid).

I piani iniziali erano quelli di andare fino a Palacio Real, ma ci siamo fatti trascinare ancora dalla folla, lungo calle de Alcalà dalla parte opposta alla residenza reale e siamo giunti fino a Plaza Cibeles, la stessa piazza vista la sera prima, che adesso, con i raggi del sole, risplendeva di una luce incantevole.

La sensazione provata durante questa passeggiata è stata di grandezza ed enormità. I viali sono infiniti sia in larghezza che in lunghezza e i palazzi sono quasi mastodontici. Basti pensare al Banco de España o al Palacio de Comunicaciones, attuale sede del Ayuntamiento, Municipio di Madrid, che rappresentano due esempi di edifici in stile madrileno.

La stanchezza iniziava a prendere piede, la famiglia era soddisfatta e appagata sia nello stomaco che negli occhi. Abbiamo ripercorso Paseo del Prado, ammirandone i giardini, il monumento ai caduti del Dos de Mayo fermandoci naturalmente davanti al Museo Nacional del Prado. Qui si respira aria di tranquillità e ammirazione. Ho preferito visitare il Reina Sofia anziché il Prado, situato qualche centinaia di metri più giù, per gustare al meglio la collezione permanente di Picasso. Desideravo, infatti, più di ogni altra cosa vedere dal vivo “Guernica”.

L’opera, a mio avviso installata in un padiglione che non le rende sufficientemente giustizia, è enorme. Le sue misure sono 3,49 m di altezza per 7,77 m di lunghezza: sono rimasta senza fiato come immaginavo e la commozione mi è esplosa negli occhi. Vi risparmierò la mia recensione artistica, vi basti sapere il religioso silenzio dei visitatori che in gran numero si soffermavano davanti all’opera.

Assaggiare Madrid così poco a poco, mi permette di conoscerne la storia, la vita di tutti i giorni, la cultura e la grandezza.

È bellissimo vedere mio fratello che entra nel suo primo museo, mia madre estasiata dall’architettura e mio padre che passeggia davanti al Prado discutendo con me di storia.

Sono sensazioni uniche che arricchiscono la mia esperienza di viaggio e che mi confermano passo dopo passo che il viaggio è la ricchezza più grande che abbiamo.

Questa mattina vedremo di tornare in pista con il programma di viaggio. Ma se dovremo cambiarlo per un qualsivoglia motivo sarà comunque un immenso piacere. L’imprevisto non è scompiglio ma nuova scoperta.

¡Hasta luego!

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