Madrid, giorno ZERO

Forse sarebbe stato più saggio scrivere il mio diario alla fine del viaggio, ma preferisco farlo quando le emozioni sono ancora fresche e vive nel cuore e nella memoria.

Ho scelto di conoscere Madrid, perché tante e tante volte mi hanno detto che essendo stata a Barcellona, dovevo metterla a paragone con la capitale spagnola per carpirne bellezza e differenze. Inoltre ho voluto fare una sorpresa di compleanno alla mia mamma che a Madrid ha un’amica trasferita dall’Italia. E allora ho pensato “Perché no? Andiamo a scoprire Madrid tutti insieme!”

L’attesa è durata circa quattro mesi. E forse è stato un po’ questo lungo tempo e un po’ le opinioni non richieste delle persone intorno, tant’è che avevo perso l’entusiasmo pre-partenza. Me ne avevano parlato come di una città “seriosa”.

E ancora una volta, almeno alla prima impressione, ho confermato quanto sia importante vedere e toccare con occhi propri e con mani proprie: perché ognuno di noi ha una sensibilità a sé ed è giusto dare le stesse opportunità a tutti i luoghi del mondo. Soprattutto se così pieni di storia, arte e cultura come mi è parso di vedere qui a Madrid. I primi passi mossi qui sono stati più che soddisfacenti!

Questa prima pagina di diario madrileno si chiama giorno zero, perché essendo arrivati nel tardo pomeriggio, non abbiamo vissuto a pieno una giornata in città. Ma ci rifaremo già da questa mattina.

Siamo partiti dall’aeroporto di Bari intorno alle 16, fedelissimo volo Ryanair pieno e quasi puntuale come nei miei viaggi scorsi. Appena atterrati a Madrid, abbiamo ritirato il bagaglio (anche se dire “appena” è un po’ una bugia: mi aspettavo di trovare i nastri del ritiro bagagli subito dopo il gate di arrivo, e invece abbiamo dovuto camminare un bel po’ prima di raggiungerlo. Già da qui mi sono resa conto che abbiamo a che fare con una grande città, sotto tanti punti di vista).

Il nostro alloggio si trova nella zona della stazione di Atocha, nei pressi della fermata Metro Embajadores, abbiamo preso un taxi fuori gli arrivi e ci siamo diretti a casa.

La nostra ospite Airbnb Marta è stata carinissima fin dai primi contatti in Italia e conoscendola di persona non ho potuto fare altro che confermare le mie impressioni.

L’appartamento si trova al piano terra di un edificio E N O R M E, ho contato almeno tre scale diverse e ci sono grandi ascensori esterni per raggiungere i piani superiori, più corridoi di accesso ad un paio di cortili. Il tutto insaporito dal caratteristico odore di cucinato (ahimè all’aglio!!) che rende l’aria speziata…a qualsiasi ora del giorno! Forse per alcuni potrà essere un inconveniente, ma poter vivere come uno del posto è un’opportunità imperdibile se si vuole carpire la vera essenza della vita quotidiana. Essenza in tutti sensi!!!😄

Dopo esserci sistemati nel nostro alloggio, troppo carino e completo di tutto il necessario, abbiamo deciso di rimandare la spesa per i generi alimentari ad oggi. Nonostante fuori ci fosse ancora luce, guardando gli orologi ci siamo resi conto che era ora di cena e, avendo saltato il pranzo in Italia, il nostro stomaco ce lo ha confermato.

Sono andata a colpo sicuro come primo pasto a Madrid (anche se non possiamo parlare di vera e propria cucina tipica) e ho deciso di portare la mia famiglia a visitare un ristorante Hard Rock Café, soprattutto perché volevo portarci mia madre. Abbiamo preso il bus 27, la cui fermata è a tre minuti dall’appartamento e in pochi chilometri eravamo a Colón. L’attesa per il tavolo doveva essere di circa 45 minuti. Non so se ne sono passati più o meno, perché ci siamo persi nell’ammirare gli articoli dello store e il tempo è volato.

Ci siamo accomodati e Kika, una simpaticissima messicana che parlava bene sia inglese che italiano (una salvezza per me nel primo caso e per i miei nel secondo), ci ha pazientemente aspettati per l’ordinazione. Ho provato una tenerezza infinita per il mio papà, un giovanotto di 61 anni che si destreggiava tra i piatti incomprensibili del menu, non tanto per la lingua, quanto per il miscuglio di ingredienti che lui non apprezza particolarmente. Eppure alla fine tutti e quattro abbiamo gustato le nostre pietanze e abbiamo trascorso una piacevolissima serata.

L’autobus che ci ha portati fino a Colón effettuava l’ultima corsa alle 23 e alle 23:20 forse era già passato dalla nostra fermata. E allora abbiamo deciso di tornare a casa a piedi. È stata una scelta perfetta. Non amo molto camminare per le città di sera, perché in genere viaggio sola e per una sicurezza personale preferisco non infilarmi in situazioni potenzialmente a rischio, ma ieri ero in compagnia e la passeggiata è stata davvero piacevole. Pur non essendo in pieno centro, le strade erano vive sia di locali ancora aperti nonostante l’ora, sia di giovani madrileni e gruppi di turisti che volevano vivere un tranquillo sabato sera a Madrid.

Non ho molte foto della giornata zero, perché essendo sera e non avendo gli strumenti adatti, non riuscivo a raccontare fotograficamente l’effetto delle luci sui palazzi e sui monumenti. Ma sono rimasta incantata letteralmente da questo primo assaggio e avrò modo di mostrarvi tutto nei prossimi giorni, visto che torneremo in zona Cibeles di giorno.

A causa dell’eccitazione per il viaggio, ho fatto un po’ fatica ad addormentarmi. Ma ero serena. E sono tutt’ora contenta della prima serata spagnola. Soprattutto perché essere in giro con i miei genitori è un’esperienza per me unica e “insegnare” al mio fratellino ventenne, semmai io abbiamo qualcosa da insegnargli, come conoscere il mondo è il dono più grande che possa fargli.

Adesso mi aspettano in cucina per la colazione. Poi ci prepariamo per il giorno uno, sono curiosa ed emozionata.

Seguiteci nella nostra Spanish Experience!!!

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