12/9

È una notte di riflessioni la mia. Sono seduta sul divano di casa dei miei genitori e mi godo il fresco e il silenzio di queste ore. Ripenso alla serata appena trascorsa, tre quasiamiche, un paio di argomenti e tanti sogni da condividere. E la mia mente vaga leggera, verso i miei progetti futuri, mi guardo indietro e quanti fallimenti e quante delusioni che devo digerire e metabolizzare. Un viaggio presto, perché la mia sete di scoperta e di stupore è davvero tanta.

E se ci penso, so di essere fortunata, quasi da non accorgermene. Sono nella mia terra, vivo a casa mia, parlo la mia lingua, mangio le meraviglie enogastronomiche del mio Paese e posso lavorare, adempiendo ai miei doveri e facendo rispettare i miei diritti.

Non mi manca nulla, sono in salute, la mia famiglia tutto sommato sta bene, ho un tetto sopra la testa, il mio lavoro mi piace e va bene. Sono una persona DAVVERO fortunata.

E non solo di “avere” tutte queste cose nella mia vita, ma perché sono nata nel lato giusto del pianeta. Posso essere spensierata, posso uscire di casa tranquillamente, posso vivere da sola, posso viaggiare da sola, posso esprimere la mia opinione, posso AVERE un’opinione, posso pensare ad un futuro e scegliere liberamente dove realizzare i miei progetti.

Forse non sarà chiaro palesemente ciò che sto pensando in questo momento, ma c’è qualcosa che mi brucia dentro. L’ipocrisia, la paura celata, l’ignoranza, la cattiveria, la violenza verbale, l’essere ottusi, la falsità, l’egoismo e la presunzione che serpeggiano nel mondo, nel mio mondo, nel mio quotidiano.

Non vi nascondo che mi piacerebbe un mondo fatto di arcobaleni e zucchero filato e unicorni, ma mi accontento di un mondo civile, dove prima di aggredire verbalmente ci si informa, un mondo in cui il dialogo maturo e costruttivo è possibile.

Un mondo in cui la gente abbandona il proprio orticello di casa, per addentrarsi nell’empatica sensazione dell’altro. Cosa prova chi mi sta davanti? Cosa cerca? Cosa sogna? Cosa voleva essere da bambino?

Vorrei che tutti imparassimo a contare fino a dieci prima di parlare.

Vorrei che sfruttassimo al meglio le nostre doti caratteriali.

Vorrei che dessimo più ascolto a ciò che insegnamo ai bambini e vorrei che ai bambini insegnassimo le cose giuste, le cose buone, le cose semplici. Il rispetto dell’altro. La libertà di espressione, la libertà di essere, la libertà di vivere.

Il mondo, il pezzettino in cui viviamo, l’angolino remoto che chiamiamo casa in realtà non ci appartiene affatto. Ci è stato prestato da chi c’era prima di noi e dobbiamo prepararlo per chi ci sarà dopo.

Cosa c’è di complicato in questo concetto? Cosa c’è di assurdo nella parola condivisione? Perché ci ostiniamo ad allontanarci dall’altro, chiudendoci sempre più in sfere virtuali?

Io sono scandalizzata, perché buoni esempi, civili, amabili, docili, giusti, retti, ce ne sono sempre meno e sono scandalizzata perché dalla storia, che dovrebbe essere mamma e maestra, sembra che non abbiamo imparato assolutamente nulla…..

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